Qualche riflessione su ESL Vodafone Championship

Qualche riflessione su ESL Vodafone Championship

Una nuova edizione del Campionato Nazionale targato ESL Italia è giunta al termine, almeno nella sua stagione regolare. Manca solo la finale LAN (o sarebbe meglio dire live) e con essa la proclamazione dei vincitori di questa sedicesima volta.

Sedici volte ESL

Già, sedici Campionati Nazionali. Lo sapevate? ESL Italia nel nostro paese organizza campionati esport (con finali sempre trasmesse in streaming) dal 2005 (ora rileggete la parentesi precedente: streaming - 2005? Esatto). Stagioni intere giocate online con playoff sempre dal vivo, solitamente in una tre giorni bolzanina poi diventata itinerante ed ora arrivata a Milan Games Week.

Mi sono gustato personalmente da commentatore / presentatore, e quindi come parte della ProFamily cioè la squadra di Progaming Italia, praticamente tutte le edizioni di queste finali. ESL Italia ha sostenuto un movimento intero quando "lì fuori" non c'era nessuno che aveva voglia di organizzare tornei. Sono quattordici anni che distribuiamo montepremi unici per l'Italia, e a breve porteremo la nostra community a Milan Games Week, il tempio delle fiere del settore gaming tricolore.

L'esport ha bisogno di pubblico

Ricordo quando nel 2007 portammo a Lucca Comics and Games una tappa del campionato, un Intel Friday Night Game. Al tempo si giocavano PES, Warcraft3 e CSS. Avevamo molta fiducia nella capacità di intrattenere di quest'ultimo titolo. Il pubblico toscano non ci deluse e il padiglione Games, dove era situato il nostro stand, si intasava quando trasmettevamo una partita dello sparatutto Valve.

Nel 2019 riporteremo CSGO tra la gente; personalmente sono molto curioso (e contento) di vedere l'effetto di un gioco di cui i giovani, qui in Italia, ignorano o quasi l'esistenza in una fiera dall'alta concentrazione di gamer. All'estero ci sono palazzetti pieni ed immagini di una bellezza disarmante: pensare che chi comincia questa avventura esport, magari lo fa in tornei organizzati in piccoli locali o addirittura in LAN Party casalinghi per poi essere chiamato a GIOCARE davanti a 15000 persone, è mind blowing.

Nella nostra visione il movimento ha bisogno di pubblico, per coinvolgere sempre più persone con la sua energia. Recentemente molti esperti sono concordi: la dimensione live, l'esperienza collettiva, rende gli esport ciò che sono oggi e ne afferma il successo (o l'esatto opposto).

Per questo motivo abbiamo scelto di essere a Milan Games Week con le nostre finali. I tanti curiosi che non hanno avuto l'occasione di vedere un evento esport dal vivo, potranno gustarsi le partite non solo di CSGO, ma anche di League of Legends e Clash Royale e capire forse perché a noi le competizioni di videogiochi piacciano così tanto!

Riunire la community, è possibile?

Quando sono stato in Corea del Sud sono stato a contatto, stringendo amicizie e scambiando informazioni, con gamer che giocavano ad altri titoli. Soprattutto noi della Nazionale, ci siamo contaminati spiegando come funzionasse il "nostro" gioco agli altri. Questo ha permesso ad alcuni di tifare Italia anche "off gioco" (odio gli inglesismi ma ormai mi si sono sublimati addosso) appassionandosi di titoli completamente diversi da quello di appartenenza.

Le finali del nostro campionato, da sempre, hanno questo sapore. Durante le finali di ESL Pro Series a Bolzano dal 2005 al 2008, i vari team esisteniti si erano già trasformati in multigaming e quindi avevamo giocatori in diversi giochi inclusi nel campionato. Ragazzi di COD che tifavano per i compagni di CSS, oppure che si interessavano alla scena di PES esultando ad ogni goal come squadre.

A mio avviso oggi in Italia c'è proprio un gran bisogno di questo spirito: ora le community si radunano nei canali degli streamer, o in gruppi facebook e server discord dedicati ad un singolo titolo o ad una singola persona. Sono separate, quasi a compartimenti stagni. Non c'è un punto di incontro perchè ci sono pochi eventi multigioco; le motivazioni del perchè succeda questo sono molteplici.

Le nostre finali vogliono provare ad unire ancora una volta le community rappresentate, molto diverse tra loro me ne rendo conto. Clash Royale, League of Legends e CSGO fanno leva su gameplay totalmente diversi e hanno giocatori di età e anche culture diverse. Sarebbe bello, e secondo me utile, vedere come i ragazzi possano crescere seguendo i consigli degli altri, magari evitando di ripetere gli stessi errori. Esattamente come successe a me da player.

La mia EVC

Questa è stata la prima stagione di un campionato esport che ho commentato e presentato da uno studio televisivo interamente. Back in the days, facevo solo le finali. Recentemente ho commentato CSGO alle finali ma il campionato solo da casa durante le partite: a presentare erano i ragazzi di KnifeRound Alain Antoniazzi e Guglielmo Carraro.

Quest'anno invece sono stato host e caster di Clash Royale e ho avuto lo stesso ruolo nel campionato di CSGO. Lunedì sera alle 21 e martedì alle 20, ormai ricoderò questi orari per sempre.

Nove playday in 8 settimane più playoff e pausa sono due mesi e mezzo in cui ho avuto due sere a settimana sempre occupate. Sinceramente? E' stato un bel casino: difficile per un padre di famiglia trovare quel tempo, difficile organizzare tutto tra i vari casini che ci sono stati (durante questo campionato è nato un bimbo, ancora auguri Nemos, ci sono stati dei blackout che hanno costretto ad usare casa mia come studio e tutti hanno avuto un discreto numero di problemi che lo staff di ESL Italia, con me in prima linea nel risolverli), difficile essere sempre puntuali, difficile prepararsi sempre per ogni puntata (anzi, mi scuso perché ogni tanto io non lo ero).

Difficile ma... l'abbiamo portata a casa. Onestamente spero che lo show vi sia piaciuto, sia da parte mia che da parte degli altri caster che hanno lavorato in autonomia e grande professionalità (come quelli di League of Legends, Slim e Sarengo, che ringrazio soprattutto per le birre serali). Se dovessi dare un voto alla mia prestazione darei un sette, ma ai ragazzi che sono stati con me un bel nove perché tutti, davvero, hanno contribuito con la loro simpatia e professionalità a costruire un racconto di esport davvero pregevole.

E di certo non dimentico l'impegno di Silvia "Tsaneto" Gianola e dello stesso Chianu (Gianni Chianucci) nella scrittura degli articoli che hanno contribuito in maniera cristallina alla costruzione di questa storia. Li avete letti dopo ogni playday e tra interviste e statistiche spero che siano stati una bella bussola per addentrarsi in questo mondo quasi inesplorato.

Ora c'è da pensare all'evento finale: c'è da pensare a come organizzarlo per spaccare, quanto spaccare, quando spaccare, e così via.

Personalmente io non vedo l'ora di abbracciarvi tutti dal vivo a Milano e credo che l'occasione sia davvero ghiotta per stare un po' insieme, conoscersi e divertirsi con del sano, sanissimo, gaming competitivo.

GLHF a tutti quindi perché, nonostante tutto, il nostro campionato ESL Vodafone Championship non è ancora finito

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